Era trascorso un anno, ed in quell'anno mi ero arresa all'idea che fosse tutto finito. Che non avrei mai più praticato Parkour. Il dolore era grande, ma non c'era alcun modo in cui riuscissi davvero a capire perchè soffrivo. A volte per comprendere il dolore, devi lasciarlo penetrare dentro di te ed avere fiducia, una grande fiducia in te stesso, che non sarà capace di distruggerti.
Molte cose erano cambiate dall'incidente, per mesi non avevo neppure camminato, rifugiandomi in pensieri e propositi che buttavo su questo blog e poi non ero in grado di mantenere.
A fine dicembre tolsi il tutore.
Il mio corpo era cambiato, avevo sviluppato forme più rotonde e femminili, tutta la mia muscolatura era scomparsa. Non sapevo più cosa fare, mi guardavo allo specchio e pensavo "quella non sono io!" Eppure non ero ingrassata, non avevo un effettiva ragione per tanta disperazione.
Una sera decisi di uscire, come fanno tutte le universitarie, andare in un locale carino e chiacchierare.
La verità? non amando ne la droga ne gli alcolici, è stata una notte di merda.
Ma qualcosa successe quella notte.
Erano i primi di gennaio.
Non avevo voglia di amare, non avevo voglia di pensare, non avevo voglia di fare niente che non fosse studiare, mantenermi stretta la possibilità di avere un futuro mio da condividere con una persona speciale.
Ma la vita qui non è cosi. Siamo in una zona sismica. Impari presto a vivere giorno per giorno, perchè ogni volta che ti addormenti, sai che potresti non svegliarti più.
Che successe? comparse una di quelle persone uniche, che ti cambiano la vita.
Nel giro di un mese appresi più che nei miei precedenti anni.
Iniziai a prendermi cura di me, a vedermi sotto una luce nuova, completamente nuova.
Quella di una donna.
Non mi ero mai trovata particolarmente bella. puntavo sulla forza, sulla potenza, sul fatto di essere... particolare. Non avevo mai puntato, nelle relazioni con gli altri, sul mio carisma o il mio aspetto fisico.
Ma stando con gli altri, ho capito che mi temevano proprio per questa forza, potenza e particolarità.
Insomma, io credevo fossero i miei punti di forza, invece mi stavano allontanando dagli altri.
L'Angelina nuova, dolce, sorridente, scherzosa, femminile e carismatica invece, li faceva avvicinare.
Ma quell'Angelina era una persona ferita. Che era cosi dolce, sorridente e femminile perchè aveva perso tutto e si era arresa all'idea di essere così, semplicemente debole.
E tutto proseguì cosi, tra sorrisi, canti, amicizie, giochi...
Decisi di non amare le persone che mi circondavano, perchè non volevo essere distratta dallo studio, decisi persino di non innamorarmi della persona che mi stava cercando di mostrare quanto di bello ci fosse nella femminilità, nella debolezza, nella grazia, nell'amore.
Alla fine riusciì a mostrarmi ciò, e mi amai profondamente, come mai mi ero amata in vita mia.
Ci fu un'esplosione d'amore, che si diffuse tutto intorno a me.
Amore, Fiducia, Amicizia, Gioia, Passione!
E fu la Passione a guidarmi.
Un pomeriggio decisi di uscire coi ragazzi di Parkour l'Aquila.
Anche se non potevo correre, saltare, o fare qualsiasi movimento che non fosse camminare adagio.
In realtà, da Marzo, avrei potuto nuovamente arrampicare. Ma avevo troppa paura, ed anche se il medico controllando il tendine vide che era sano, io ormai mi ero abituata all'Angelina nuova, e l'amavo cosi tanto, che non sentivo alcun bisogno di tornare indietro per dimostrare di essere forte. Poi però, quando ero sola, sdraiata sul prato, vedevo al pc il video "la naturaleza del parkour" e quelle musiche, quell'energia, quella passione, quella forza e quella libertà... si insinuava in me tanto quanto aveva fatto il dolore.
Parlai con Dany, poi presi la decisione. Avrei tentato graduale.
Non m'importava di sentire dolore, io mi ero trattenuta dal provare per paura di sentirlo, mi ero preclusa un mondo per una paura che esisteva solo nella mia mente.
Rosario partì di corsa.
Presi a seguirlo.
Dopo dieci metri già faticavo a respirare, mi faceva male tutto, mi volevo fermare.
Abbandonare.
Poi come un fulmine a ciel sereno accadde.
Sentii distintamente ogni muscolo presente nel mio polpaccio, erano loro che facevano male, non il tendine!
Il dolore muscolare lo potevo sopportare, lo volevo sopportare.
Stretti i denti, mi costrinsi a seguire Rosario per tutta la circonferenza del castello.
Non respiravo, ero incredula, allibita.
Mi fermai.
Montai la slackline e salii con naturalezza.
Gli altri provavano precision, monkey, ed altri vault vari, di cui, sinceramente non ha importanza il nome.
Li guardavo.
E mi chiesi "ma se avevo paura e non provavo a correre, perchè ho paura non provo a saltare?"
e la risposta è stata... "proviamo".
Una serie di piccoli saltelli sul posto, come avevo appreso anni addietro dal mio compagno, anche lui caviglie di burro. Tornavano imperterriti ricordi, emozioni.
L'amore s'impossessò di me.
Provai a saltare gradualmente un pò più in alto, diluendo le serie, ripetendole ancora.
A fine allenamente sofrrì moltissimo una serie di affondi che, lo ammetto, mi bruciò i quadricipiti.
Due ore dopo non riuscivo più a muovermi, acido forse. I giorni successivi ebbi i DOMS.
Ripresi a fare piccoli allenamenti iperdiluiti, a testare dove potevo spingere, a cercare di capire dove potevo arrivare. E fu cosi per molti giorni.
Oggi era una giornata di quelle in cui sarei dovuta andare all'università e poi studiare per l'esame che avrò fra pochi giorni.
Ma non l'ho fatto.
Sono rimasta a casa a cucinare dolci, pan di spagna ripieno con crema al cioccolato, oh quanto amo cucinare!... e Salati! Purè di patate e cotolette di tacchino per cena! nel frattempo ho studiato.
Appena finita la digestione, dovevo fare potenziamento e controlli per vedere come il tendine stava andando.
Ma non avevo voglia di potenziare in modo barboso.
Ho preso l'ipod, ho infilato ben bene le cuffie dentro l'orecchio, l'ho acceso, varcato la porta, e son partita a correre. Ho tracciato per un buon quarto d'ora. Piccoli saltini, come i gradini, le rampe, le pozzanghere, le buche delle strade distrutte di questa città, le macerie cadute sui marciapiedi, ogni cosa.
Il vento mi ha sferzato il viso dopo un anno
Ho guardato la luna
ed ho pianto di gioia
Sono rimasta a braccia aperte a godermi il vento
a occhi spalancati a fissare la luna
mi sono sentita viva e completa.
la Sowild di una volta, e l'Angelina di ora.
Traceuse e Donna.