
Ho trascorso tutta la giornata a Teramo. Questo pomeriggio, durante il corso Trinity mi è arrivato un sms, letto e risposto ho spento il telefono. Stavo un po’ giù. Son tornata in classe. È dalle 8 del mattino che ero a scuola e sono uscita alle 5 e un quarto del pomeriggio. Il cattivo umore si era impadronito di me. Ho guardato il bosco e il fiume che passavano sotto la scuola, sono scesa e ho camminato li vicino, osservando ogni cosa in cerca di riposta. Il rumore dell’acqua che scorreva cullava la mia mente, che nel frattempo non si levava un pensiero di dosso, e la voglia di reagire. Mi son seduta per terra di fronte a un albero coperto di muschio, ho osservato ogni singolo filamento di vita, poi ho guardato il cielo, e mi son buttata davvero giù. Continuavo a darmi della stupida per lo stare male per una cazzata simile, una foglia cadeva dolcemente ondeggiando davanti ai miei occhi, il rumore degli uccellini che cantavano dietro di me mi ha fatto pensare. Mi sono alzata pensando – eh, va bhe… – e mi son diretta verso i tigli, che si trovavano a 30 minuti di cammino da li. Lungo il tragitto mi son fermata a giocare con quello che trovavo intorno: muretti, ringhiere, vasi, scale, dislivelli, paletti e sassi. Avevo uno stato mentale che non era ne gioia ne tristezza, direi quiete e tempesta al tempo stesso, cosi alla pari da annullarsi e lasciare solo il nulla e il tutto esistere nella condizione di non-esistenza coesistente. Ho raggiunto i tigli e da li mi son spostata verso il parco giochi alla loro fine: dei bambini giocavano rincorrendosi e arrampicandosi dapertutto, qualcuno saltava e qualcuno si nascondeva. Non volendo usare le scalette son salita a scimmia e ho poggiato lo zaino sul tetto della casetta di legno, poi son scesa giù e non avendo la minima voglia di fare riscaldamento ho iniziato a saltare a freddo, grossa cazzata, dopo 5 minuti mi è partita la caviglia sinistra. Un running precision sul bagnato, un arrivo distorto, per la superficie troppo piccola e troppo bagnata. Un dolore atroce. Dieci minuti dopo sarebbe dovuto passare il pullman, e anche se non potevo muovermi dovevo raggiungere la fermata. Son rimasta immobile e ho fatto una rapida diagnosi a livello energetico tramite il byosen. Stiramento di due legamenti: agli occhi normali la caviglia appariva solo un po’ gonfia, con l’utilizzo della percezione l’energia si vedeva vorticare e pulsare di un rosso sporco. 8 minuti e partiva il pullman. Non avevo ghiaccio, ne bende con me, solo Reiki. Ho semi-anestetizzato la zona ( l’effetto sarebbe durato poco) e mi son affrettata a raggiungere il pullman, cosciente che anche se non sentivo dolore muovermi non faceva che peggiorare le cose. Arrivata in tempo son salita, tolto di dosso lo zaino stracolmo di libri e il cappotto, ho subito ri-aperto me stessa come canale: centratura al cuore e via. Ho tolto la scarpa e preso fra le mani la caviglia, un male cane, due secondi dopo le mani hanno iniziato a bruciare, sulla caviglia l’effetto era un dolce scorrere di energia, che in cinque minuti l’ha sgonfiata, il calore nelle mani allora ha iniziato a diminuire, fino a diventare il solito per i trattamenti. Ho tenuto per altri dieci minuti le mani sopra, senza muoverla e restando rilassata e nello stato di canale (reiki non ci appartiene, noi siamo come delle canne di bambù attraverso cui può scorrere come acqua) visualizzando chiaro l’intenzione. Son arrivata alla piazza della mia città, ho rimesso la scarpa e sono scesa dal pullman, camminando ho raggiunto casa, per adesso nessun effetto da segnalare, dolore leggerissimo se la caviglia viene piegata di lato, il byosen segnala ancora stiramento e congestione energetica, ci farò su un trattamento TEV. I raggi si vedono tutti normali tranne due: il raggio della caviglia sinistra nella zona tendini e legamenti e uno che nasconde un sottile velo di tristezza, ora però è l’ultima cosa a cui pensare, la caviglia va sistemata completamente e subito, altrimenti Milano me lo sogno. Nel complesso, la giornata mi è servita per tornare a utilizzare il Reiki e i 5 sensi potenziati, soprattutto vista. Ora vado in camera a mettere una benda.
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